Il ruolo della comunità
«Settimana scorsa ero ad Amsterdam al FITC (Design and technology event), un convegno sulla programmazione in flash. Sul palco Joshua Davis, un tecnologo e artista conosciuto bene dai web designer ha mostrato un programma sviluppato da lui in modo di generare immagini. Ci ha rilasciato i codici sorgenti e io non vedevo l’ora di tornare a casa, accendere il computer e provarlo».
Per Alessandro Pisani la programmazione è qualche cosa di fisico. Informatico, 27 anni, con la squadra Ocho Durando ha vinto la competizione italiana del WIF (Web design international festival). «Ocho Durando è il nome di un artista argentino – spiega Pisani -. La scelta del nome è perché crediamo che sviluppare interfacce significa dare colore al codice».
Nella sfida che si è tenuta alcune settimane fa a Milano la missione era costruire un’applicazione web per trovare lavoro. La squadra aveva 24 ore di tempo.
«L’idea che abbiamo realizzato è Jobme, un sistema che analizza l’attività sui social network per trarre indicazioni su quello che siamo capaci di fare. Se per esempio, pubblichiamo molte fotografie di calciatori, il sistema andrà a cercare impieghi nel campo delle aziende che si occupano di fotografia e sport».
Per realizzare in così poco tempo un’applicazione occorre appoggiarsi alla comunità di sviluppatori. «Se qualcuno ha rilasciato un motore grafico open source che va bene, perché non riutilizzarlo, migliorarlo e pubblicare il codice in rete in modo che altri possano beneficiarne?».
Articolo contenuto nell’inserto Nòva n.233 – Il Sole 24 Ore – Giovedì 4 Marzo 2010
Autore: Luca Tremolada


